lunedì 9 gennaio 2012

BENTORNATO A CASA GIANMARIA

Domani...e l'attesa durata undici mesi sarà finalmente conclusa. Gianmaria Cesaro rientrerà a casa, e con lui una intera città, Piano di Sorrento è pronta a respirare aria di festa. Innanzitutto festa nei propri cuori... festa per chi - silenziosamente ha pregato - convinto nell'esito positivo della intera vicenda. I membri dell’equipaggio della petroliera italiana "Savina Caylin" sono giunti allo stremo delle forze e costretti a vivere in vergognose condizioni igieniche e sono stati sottoposti ad angherie di ogni tipo e a torture fisiche e psicologiche.
Ben 11 mesi dal giorno del sequestro, battendo ogni record occidentale, anche per quanto riguarda le festività passate lontano da casa: praticamente non esiste una festa, che ai marinai della Savina, sia stata risparmiata in un anno. Sequestrati prima di Carnevale, hanno passato in prigionia anche: i 150 anni dell’Unità d’Italia, Pasqua, 25 Aprile, Primo Maggio, 2 Giugno, Ferragosto, Ognissanti, 8 Dicembre, Natale, Santo Stefano, Capodanno e, da ultimo l’Epifania. In genere la prima cosa a cui si pensa è quella di riportare subito gli uomini a casa ed invece, i 22 lavoratori del mare della petroliera italiana sono stati ‘sbalottati’ a destra e sinistra. Festa per la famiglia Cesaro,che con grande dignità ha atteso,sperato che il proprio figlio ritornasse a casa, festa di una comunità, quella carottese, che nei giorni successivi alla comunicazione della avvenuta liberazione, in un sussulto febbrile ha messo in moto una macchina che renderà l'accoglienza a Gianmaria calda e festosa in questi giorni di freddo intenso. Poco ci interessano le altre voci sul modo o i motivi del far festa. Dire che la gioia ci pervade tutti basta a placare le restanti voci. Nel silenzio e nella preghiera ha trepidato pure l'Oratorio di San Nicola, e domani sera,per la consueta recita settimanale del Santo Rosario rivolgeremo un pensiero ad un nostro figlio che riabbraccia i proprio cari, non dimenticando però le altre centinaia di marittimi ed ai 2 turisti velisti sudafricani, Marco Pelizzari e Deborah Calitz che invece, sono ancora nelle mani dei pirati somali e che vivono appieno il dramma della prigionia. Un dramma che investe anche una mezza dozzina di minori, mozzi a bordo di pescherecci egiziani, catturati insieme alle navi da pesca e trattenuti dai predoni del mare. Alla gioia per quelli che sono tornati liberi è bene associare una preghiera, forse lo strumento più vero e intenso, per i marittimi ostaggi che sono rimasti in Somalia prigionieri dei pirati. Share/Bookmark

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