sabato 31 dicembre 2011

Auguri!!!

il priore e il governo 
augurano a tutti 
un 2012 
di pace, salute 
e serenità
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venerdì 30 dicembre 2011

PRESEPE 2011 - le prime immagini!!!!

Presepe che nel core riversare sa la fragranza d’una vita sana 
illuminata sempre dal Signore...  

Pure la mucca sfoggia il miglior viso per esser dalla foto immortalata 
insieme alla Famiglia insuperata...

Sono i versi, come quelli del titolo, dolcissimi, scritti appositamente per noi, da Padre Nicola Galeno, padre Carmelitano, già missionario in Giappone e oggi a Montechiaro presso la locale comunità carmelitana. Un augurio sincero che ci regala e che regala al presepe 2011 del nostro Oratorio, un omaggio alla Città di Gragnano e alla pasta ...



PRESEPE DELL’ORATORIO DI SAN NICOLA 2011 LA VALLE DEI MULINI DI GRAGNANO 

 Filippo Tommaso Marinetti, nel Manifesto della Cucina futurista del 1830, si scagliò contro “la pastasciutta, assurda religione gastronomica italiana, simbolo passatista di pesantezza, di ponderatezza, di tronfiezza”. Se però, oltre a scrivere il manifesto del Futurismo, avesse letto nel proprio futuro, avrebbe saputo che qualche mese dopo sarebbe stato sorpreso a Milano nell’atto di divorare un grosso piatto di spaghetti. A questo punto giocò d’anticipo, scrivendo di sé: 

 “Marinetti dice basta/ messa al bando sia la pasta.
/ Poi si scopre Marinetti/ che divora gli spaghetti”. 

 È con un omaggio alla pasta che vogliamo raccontare il presepe 2011 qui a San Nicola. La pasta come omaggio ai 150 anni dell’Unità d’Italia, che abbiamo festeggiato quest’anno, la pasta come simbolo che anche in tempo di crisi unisce, la pasta, che nel presepe è allo stesso tempo segno di opulenza e di umiltà, in quanto la pasta è prodotto dalla farina, la pasta che nella nostra penisola trova un fulcro importante nella cittadina di Gragnano, La produzione dei maccheroni per uso non familiare ha inizio in Gragnano negli anni che vanno dal 1550 al 1600, Prima e durante questo periodo Gragnano era famosa in tutto il regno di Napoli per la produzione della seta e per la lavorazione dei tessuti. Ma la moria dei bachi dovuti ad una malattia delle piante, a fine 1700 mutarono l’interesse primario della cittadina, portandolo sulla lavorazione della pasta. Fu solo dopo il 1950 che si incominciano a produrre "maccheroni " con le prime industrie a produzione familiare: i mulini ad acqua situati sulla strada per Castello davano lavoro e pane a non pochi Gragnanesi si rimboccavano che avevano il privilegio di macinare il grano per solo 5 grani di tomolo. Sorgono così i primi pastifici: l'attività non è chiusa più nel ambito delle sole famiglie ,ma per il suo costante in grandirsi ,ha bisogno di molte braccia; gli imprenditori e i negozianti assumano il volto a noi consueto di industriali. Questo è, forse, uno dei primi fenomeni di industralizzazione del Sud. In pieno centro storico di Gragnano, proprio dietro il campanile della chiesa del Corpus Domini, parte la strada della Valle dei Mulini, l'antica mulattiera, oggi lastricata in cubetti di pietra lavica, che conduceva ad Amalfi sin dal medioevo. Lungo il torrente Vernotico, che la strada costeggia, erano attivi fino al secolo scorso 25 mulini ad acqua per la macina del grano. I più antichi documenti riguardanti le autorizzazioni a costruire i mulini sono del 1266 e del 1272. I mulini ad acqua furono il motore di una attività senza pari, che ancora oggi riconosce Gragnano quale capitale della pasta. Ed è in questa Valle, misterio e magica, centro di vita e di salute che “facciamo nostra” la rappresentazione dell’EVENTO 2011 

 Un anonimo del '500 soleva sempre dire: 
“ Ci sono tante cose importanti nella vita, la prima è mangiare, le altre non le conosco.” 


 A tutti voi visitatori l’augurio di buone feste e di uno spumeggiante 2012!
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l'alto "profilo" del nostro Oratorio!

Potete cliccare a questo link per visualizzare il nuovissimo profilo Facebook dell' Oratorio di San Nicola . Si conclude così una prima fase di innovazione digitale dell'oratorio, cominciata tre anni fa con la nascita di questo blog. I numeri del resto parlano chiaro circa 30.000 i lettori del blog in questi tre anni, 20.700 negli ultimi due, numeri spaventosi nel solo anno 2011 con il mese di luglio che ha visto incollati al sito 1858 visitatori. Numeri per i quali ci tocca ringraziare tutti voi, invitandovi a chiedere l'amicizia , virtuale , al nostro nuovo profilo!
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La Canzone de Lo capodanno, quando la tradizione si rinnova!

Come noto e come è attestato da diversi scrittori di storia locale, nella nostra Regione ( e si pensa anche nelle altre ) era diffuso l'uso di celebrare il Capodanno con i tradizionali fuochi pirotecnici e gettando dalle finestre, allo scoccare della mezzanotte del 31 dicembre, svariati oggetti. Ma oltre a tutto ciò nella nostra Regione c'era anche l'uso ( e tutt'ora in buona parte persiste ) di cantare la "Canzone de lo Capodanno". Nel cantare tale canzone si ricorreva all'uso di alcuni strumenti caratteristici : tamburelli, "scietavaiasse", putipù ed altri che producevano un fracasso, non fastidioso, ma piuttosto buffo e piacevole. Don Alfredo Ammendola nel suo romanzo  "Il Dolce Nido" storia romanzata della Città di Piano di Sorrento ricorda l'esistenza di una canzone di Capodanno che si ripeteva nelle famiglie carottesi a fine anno. La stessa veniva chiamata "napoletana". Secondo il sacerdote, che a San Nicola ha prestato per decenni la sua opera, la canzone è senza dubbio nata proprio a Piano di Sorrento, come confermato dalla pregiatissima opera di Manfredi Fasulo "La Penisola Sorrentina", cronistoria pregiata di questo angolo di Paradiso. Fermo restando che in altri angoli della nostra terra, la suddetta canzone è cantata con leggere differenze, resta un patrimonio insostituibile, che per il terzo anno, si ripete a san Nicola stasera. Vi aspettiamo numerosi (ore 19.30) Share/Bookmark

sabato 24 dicembre 2011

AUGURI SCOMODI - il Buon Natale di Don Tonino Bello

Con le parole di Don Tonino Bello (1935-1993), il Vescovo di Molfetta e carismatica figura del mondo cattolico, vicino alle istanze dei più poveri e degli emarginati,proviamo ad augurarci un Natale che vasda oltre gli - spesso - sterili auguri.

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati. Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli! Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio. Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio. Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate. Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa. Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro. Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame. I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi. Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative. I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge ”, e scrutano l’aurora, vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi. Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. Tonino Bello
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Agostino e Raffaele ...

Il presepe che visiterete da domani mattina, presso l'Oratoiro di S. Nicola ha mille storie da raccontare ... noterete una certa qualità, un'attenzione particolare ai dettagli, una cura che seppure vi dicessimo il tempo perso quasi non ci credereste. Vi verrà spontane chidervi: chi è stato a fare questo? Mai errore è stato più deleterio. Dietro la realizzazione di questo presepio, di quest'angolo di Gragnano (e così vi sveliamo anche l'ultima sorpresa) c'è la storia di un gruppo di giovnai, forse non tanto giovani guidati da due "esperti": Agostino e Raffaele, che di presepi bivono, che di muschio e sugero sono attorniati fin da piccini, ci hanno insegnato qualche chicca, qualche dritta ... attenzione! Insegnare, non fare ... perchè il presepio è nato, cresciuto e arricchito da mani come sempre inesperte, mani di uomini e donne che si ritrovano per tre mesi nella piccola cappella e nelle ultime settimane sul trespolo di un piccolo boccascena, a dare vita alla magia. Agostino e Raffaele hanno cresciuto il livello, insegnandoci a fare ... insegnandoci a crescere, insegnandoci ad amare una tradizione che non dovrà morire ....
Auguri Agostino e Raffaele... e auguri a tutti voi .... vi aspettiamo numerosi per apprezzare la magia del natale, la magia del Presepe! Share/Bookmark

BUON NATALE

il priore e il governo dei Luigini
augura a tutti i confratelli, 
le consorelle del sodalizio, 
a tutti gli animatori, 
collaboratori e ragazzi dell'Oratorio 
e a tutti i lettori del blog,
un 
NATALE DI PACE E  SERENITA'
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