lunedì 29 marzo 2010

Per incanto e per amore ... le note di una serata di preghiera


Credo che domani non ci sia tempo per scrivervi ...
E' allora giusto raccontare cosa ci sia dietro l'appuntamento di domani sera all'oratorio di San Nicola.
Del gesto del cd. "Bacio della Croce" vi ho già detto tutto.
Quest'anno il titolo del nostro incontro è "Per incnato e per amore" ...
parole dolcissime, titolo di una bellissima canzone di Claudio Baglioni (2003, se non ricordo male) ... sarà la nostra colonna sonora ... che celerà la storia di dolore, di riscatto e di rinascita di una madre ...
C'è un "anomalo" grazie da fare dietro questo nostro appuntamento ... un amico di fb pubblico il video di questa canzone lo scorso Natale ... lui, oggi amministratore del sodalizio della SS. Immacolata di Meta, l'aveva pubblicata ... e io l'ho "di nascosto" condivisa ... grazie Mariano e grazie a quanti domani avranno modo di pregare, riflettere, piangere e gioire dietro queste dolcissime note ...
Appuntamento domani sera, dalle ore 19.30 presso la Cappella dell'oratorio di San Nicola...
Per incanto, per amore saremo tutti lì ... Share/Bookmark

echi barocchi ... echi di fede




E' partita con uno straordinario successo di pubblico la manifestazione "echi barocchi in penisola sorrentina" evento promosso dalla regione Campania e che vedrà coinvolte, fino al 25 aprile p.v. i comuni di Piano e di S'Agnello.
Ieri sera, nella splendida chiesa di S.Teresa lo "Stabat Mater" e altre arie del tempo quaresimale (bellissima l'Ave Maria di Giulio Caccini - 1550/1618) hanno pervaso di fede e misticismo la platea coinvolta. Fedeli, appassionati di musica classica, cultori ed esperti per una sera insieme ...
La direzione magistrale del M° Altieri, vicedirettore del Conservatorio S.Pietro a Majella, le voci sublimi del soprano M°Annnamaria Gargiulo, del Tenore M° carmelo d'Esposito e del coro dei Pueri et juvenes Cantores "S.Michele Arcangelo" e della corale "Genesi"(Ass. "Tertium Millennium"), la musica della Orchestra Toscanini (violin, viola,violoncello e contrabbasso): tutto questo per una serata che ci ha avvicinato ancora di più a questa lunga e intensa settimana.

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domenica 28 marzo 2010

“Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!” - è partita la settimana più lunga dell'anno

Con la Domenica delle Palme o più propriamente Domenica della Passione del Signore, inizia la solenne annuale celebrazione della Settimana Santa, nella quale vengono ricordati e celebrati gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù, con i tormenti interiori, le sofferenze fisiche, i processi ingiusti, la salita al Calvario, la crocifissione, morte e sepoltura e infine la sua Risurrezione.
La Domenica delle Palme giunge quasi a conclusione del lungo periodo quaresimale, iniziato con il Mercoledì delle Ceneri e che per cinque liturgie domenicali, ha preparato la comunità dei cristiani, nella riflessione e penitenza, agli eventi drammatici della Settimana Santa, con la speranza e certezza della successiva Risurrezione di Cristo, vincitore della morte e del peccato, Salvatore del mondo e di ogni singola anima.
I Vangeli narrano che giunto Gesù con i discepoli a Betfage, vicino Gerusalemme (era la sera del sabato), mandò due di loro nel villaggio a prelevare un’asina legata con un puledro e condurli da lui; se qualcuno avesse obiettato, avrebbero dovuto dire che il Signore ne aveva bisogno, ma sarebbero stati rimandati subito.
Dice il Vangelo di Matteo (21, 1-11) che questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato annunziato dal profeta Zaccaria (9, 9) “Dite alla figlia di Sion; Ecco il tuo re viene a te mite, seduto su un’asina, con un puledro figlio di bestia da soma”.
I discepoli fecero quanto richiesto e condotti i due animali, la mattina dopo li coprirono con dei mantelli e Gesù vi si pose a sedere avviandosi a Gerusalemme.
Qui la folla numerosissima, radunata dalle voci dell’arrivo del Messia, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi di ulivo e di palma, abbondanti nella regione, e agitandoli festosamente rendevano onore a Gesù esclamando “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nell’alto dei cieli!”.
A questa festa che metteva in grande agitazione la città, partecipavano come in tutte le manifestazioni di gioia di questo mondo, i tanti fanciulli che correvano avanti al piccolo corteo agitando i rami, rispondendo a quanti domandavano “Chi è costui?”, “Questi è il profeta Gesù da Nazareth di Galilea”.
La maggiore considerazione che si ricava dal testo evangelico, è che Gesù fa il suo ingresso a Gerusalemme, sede del potere civile e religioso in Palestina, acclamato come solo ai re si faceva, a cavalcioni di un’asina.
Bisogna dire che nel Medio Oriente antico e di conseguenza nella Bibbia, la cavalcatura dei re, prettamente guerrieri, era il cavallo, animale nobile e considerato un’arma potente per la guerra, tanto è vero che non c’erano corse di cavalli e non venivano utilizzati nemmeno per i lavori dei campi.
Logicamente anche il Messia, come se lo aspettavano gli ebrei, cioè un liberatore, avrebbe dovuto cavalcare un cavallo, ma Gesù come profetizzato da Zaccaria, sceglie un’asina, animale umile e servizievole, sempre a fianco della gente pacifica e lavoratrice, del resto l’asino è presente nella vita di Gesù sin dalla nascita, nella stalla di Betlemme e nella fuga in Egitto della famigliola in pericolo.
Quindi Gesù risponde a quanti volevano considerarlo un re sul modello di Davide, che egli è un re privo di ogni forma esteriore di potere, armato solo dei segni della pace e del perdono, a partire dalla cavalcatura che non è un cavallo simbolo della forza e del potere sin dai tempi dei faraoni.
La liturgia della Domenica delle Palme, si svolge iniziando da un luogo adatto al di fuori della chiesa; i fedeli vi si radunano e il sacerdote leggendo orazioni ed antifone, procede alla benedizione dei rami di ulivo o di palma, che dopo la lettura di un brano evangelico, vengono distribuiti ai fedeli (possono essere già dati in precedenza, prima della benedizione), quindi si dà inizio alla processione fin dentro la chiesa.
Qui giunti continua la celebrazione della Messa, che si distingue per la lunga lettura della Passione di Gesù, tratta dai Vangeli di Marco, Luca, Matteo, secondo il ciclico calendario liturgico; il testo della Passione non è lo stesso che si legge nella celebrazione del Venerdì Santo, che è il testo del Vangelo di s. Giovanni.
Il racconto della Passione viene letto alternativamente da tre lettori rappresentanti: il cronista, i personaggi delle vicenda e Cristo stesso. Esso è articolato in quattro parti: l’arresto di Gesù; il processo giudaico; il processo romano; la condanna, l’esecuzione, morte e sepoltura.
Al termine della Messa, i fedeli portano a casa i rametti di ulivo benedetti, conservati quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. Si usa in molte regioni, che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
In molte zone d’Italia, con le parti tenere delle grandi foglie di palma, vengono intrecciate piccole e grandi confezioni addobbate, che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.
La benedizione delle palme è documentata sin dal VII secolo ed ebbe uno sviluppo di cerimonie e di canti adeguato all’importanza sempre maggiore data alla processione. Questa è testimoniata a Gerusalemme dalla fine del IV secolo e quasi subito fu accolta dalla liturgia della Siria e dell’Egitto.
In Occidente giacché questa domenica era riservata a cerimonie prebattesimali (il battesimo era amministrato a Pasqua) e all’inizio solenne della Settimana Santa, benedizione e processione delle palme trovarono difficoltà a introdursi; entrarono in uso prima in Gallia (sec. VII-VIII) dove Teodulfo d’Orléans compose l’inno “Gloria, laus et honor”; poi in Roma dalla fine dell’XI secolo.
L’uso di portare nelle proprie case l’ulivo o la palma benedetta ha origine soltanto devozionale, come augurio di pace.
Da venti anni, nella Domenica delle Palme si celebra in tutto il mondo cattolico la ‘Giornata Mondiale della Gioventù’, il cui culmine si svolge a Roma nella Piazza S. Pietro alla presenza del papa. (Autore: Antonio Borrelli già Dirigente d’Azione Cattolica nella Diocesi di Napoli, è appassionato da sempre di agiografia)

Generalmente i fedeli portano a casa i rametti di ulivo e di palma benedetti, per conservarli quali simbolo di pace, scambiandone parte con parenti ed amici. In molte regioni, si usa che il capofamiglia utilizzi un rametto, intinto nell’acqua benedetta durante la veglia pasquale, per benedire la tavola imbandita nel giorno di Pasqua.
In molte zone d'Italia, con le foglie di palma intrecciate vengono realizzate piccole e grandi confezioni addobbate (come i parmureli di Bordighera e Sanremo), o le notissime dalle nostre parti "palme di confetti", che vengono regalate o scambiate fra i fedeli in segno di pace.
Nelle zone in cui non cresce l'ulivo (come l'Europa settentrionale), i rametti sono sostituiti da fiori e foglie intrecciate.
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sabato 27 marzo 2010

"UN PESCATORE DI ANIME" 17 APRILE 2010 - BIBLIOTECA COMUNALE DI PIANO DI SORRENTO

Can. Don Eduardo Mastellone (al centro tra i suoi ragazzi a fine anni trenta - archivio Oratorio)

Attesa frenetica ... fin troppo ... ma adesso possiamo annunciarlo.
Sabato 17 Aprile p.v. alle ore 19,00 sarà presentato presso la Biblioteca Comunale di Piano di Sorrento, il volume "Un Pescatore di Anime", opera inedita dell'indimenticato Don Alfredo Ammendola, sacerdote e letterato, autore di decine decine di lavori sulla storia del nostro paese (su tutti il romanzo "il Dolce Nido") e di teologia e di letteratura (esperto e cultore di Dante).
in alto don Alfredo Ammendola - in basso l'ingresso della biblioteca comunale di Piano di Sorrento

Don Alfredo raccoglie in questo lavoro, dal percorso tribolato (una stesura lunga 30 anni!), elementi e vicende della vita terrena di don Eduardo Mastellone, che è stato tra i primi 33 iscritti, nel 1875, della Congrega di Spirito dei giovani Carottesi, poi divenuto sacerdote, guida spirituale dello stesso sodalizio (lo zio era il parroco Don Michele Castellano) , riformatore dell'ordine delle suore Agostiniane, animatore di innumerevoli mesi di Giugno in Parrocchia, autore dei due inni che intoniamo in Basilica durante la novena a San Michele Arcangelo.La facciata della chiesa della Misericordia, annesso al convento delle Suore Agostiniane (copiright Photo 105)

Le sue ossa riposano, dopo un lungo iter burocratico, nell'Oratorio di san Nicola, in quel luogo che lui ha tramutato, rivoltato come un calzino. Quella cappella, ridotta in epoca post-unitaria a mero fienile (si, tutto vero!!!) fu da lui ingrandita e allargata, consentendo l'accesso ai tanti giovani che da 81 anni senza continuità di sosta frequentano un luogo che è insieme preghiera e canto, gioco e divertimento.
Il volume sarà distribuito gratuitamente al termine della presentazione. Ringraziamo fin ora l'Amm. Comunale, per la sensibilità dimostrata ad accogliere in un luogo tanto caro all'autore Don Alfredo (che in molti ricordano portare i suoi lavori - personalmente - in biblioteca), un suo lavoro ... il suo ultimo lavoro ...
Nei prossimi giorni vi informeremo sul programma dell'iniziativa e su altre chicche di questo lavoro, che racchiude in 120 pag. un pezzo di storia del nostro Oratorio e della nostra città.
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CRISTO VELATO, CRISTO SVELATO, CRISTO RIVELATO

Riassumo nel titolo di questo post le parole e le emozioni di Don Marino e della intera comunità parrocchiale di Trinità ... e non solo.
il nuovo e atteso Cristo Morto che percorrerà le strade della parrocchia e della città di Piano la sera del Venrdì Santo, ha vissuto ieri - Venerdì di Passione - il suo "debutto" , portato a spalla da alcuni confratelli e rigorosamente velato, e scortato da una piccola fratellanza in apertura e dai Priori dell'Incipit Vita Nova in chiusura (erano inoltre presenti le autorità cittadine, prima fra tutte il Sindaco prof. Giovanni Ruggiero) . la piccola processione si è "inerpicata" lungo la ripida via Cavone, partendo dalla omonima cappella e arrivando tra lo sciogliersi delle campane, nella chiesa della SS. Trinità.
Ad attenderla, Don Marino appunto, e la corale della SS. Trinità. Momento di preghiera, di riflessione e quelle tre parole scandite nell'arco della celebrazione, quasi a ricordarci che la quaresima si può racchiudere nella testimonianza vissuta in questa magica serata ... cuore velato - cuore da svelare e rivelare al mondo nella gioia della Pasqua ... ed ecoola la statua: velata e poi scoperta, ad ammonirci che la morte è solo passaggio ... rivelazione di una vita nuova che ci aspetta ...
A svelare il bellissimo simulacro (scolpito ad Ortisei), due giovani seminaristi della parrocchia, coloro i quali - ricorda Don Marino - sono e sentono più vicino l'amore di quel Cristo morto e risorto per noi ... velato e rivelato a tutti noi ...
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venerdì 26 marzo 2010

AVVISO AI RAGAZZI (E NON SOLO)

COME GIA' COMUNICATO SUL PAGINA DEL GRUPPO FB,
DOMANI SERA ULTIMO APPUNTAMENTO COL CALCETTO
PRIMA DELLA PAUSA PASQUALE.
PEPPE E TUTTO LO STAFF FARA' GLI AUGURI AI RAGAZZI
CON UN SIMPATICO DOLCE REGALO.
NATURALMENTE RAGAZZI E I LORO GENITORI SONO INVITATI ALLA CERIMONIA DEL "BACIO DELLA CROCE"
LA SERA DEL MARTEDI' SANTO 30 MARZO
L'ORATORIO CHIUDE I BATTENTI DA MERCOLEDI' 31 A MARTEDI' 6 APRILE
CI RITROVIAMO CON IL TEATRO IL 7 APRILE - IL CALCETTO INVECE SABATO 10 E PARTIRA' IL CONTO ALLA ROVESCIA PER IL SAN NICOLA CUP!!!!!!!
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giovedì 25 marzo 2010

"Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario". (Don Tonino Bello)

Sono andato a vedere la mostra allestita presso la sede della Arc. della Ss. Annunziata. Bellissima. Mi aggiro tra i martiri, mai così vicini, e resto, come sempre affascinato dal più imponente, il cd. "tronco", la croce su cui è adagiato il sudario: il simbolo insomma del dolore, della sofferenza, della morte di Nostro Signore. Lo guardo e non possono non tornarmi in mente le parole di Don Tonino Bello, sul quale dovremmo tutti riflettere:
Don Tonino Bello (1935 - 1993) Vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi

«Non c’è nessuno di noi che non parli con eloquenza del “legno santo”, o che in Quaresima non canti con tutta l’anima il “Vexilla regis”, o che nel venerdì santo non intoni l’inno alla “Crux fidelis”. La croce rimane sempre al centro delle nostre prospettive. Ma noi vi giriamo al largo. Troppo al largo. Prendiamo una extramurale lontanissima dal colle dove essa s’innalza. E’ come quando, in viaggio, si sfiora una città passando dalla tangenziale. Mentre l’automobile corre sulla strada, si dà ogni tanto un’occhiata ai campanili che si ergono e alle torri che svettano. Ma poi tutto finisce lì. Purtroppo la nostra vita cristiana non incrocia il Calvario. Non s’inerpica sui tornanti del Golgota. Passa di striscio dalle pendici del luogo del cranio. La croce l’abbiamo attaccata con riverenza alle pareti di casa nostra, ma non ce la siamo piantata nel cuore: Pende dal nostro collo, ma non pende sulle nostre scelte: Le rivolgiamo inchini e incensazioni in chiesa, ma ci manteniamo agli antipodi della sua logica. Dobbiamo ammetterlo con amarezza. Abbiamo scelto la circonvallazione e non la mulattiera del Calvario. Abbiamo bisogno di riconciliarci con la croce e di ritrovare, sulla carta stradale della nostra esistenza paganeggiante, lo svincolo giusto che porta ai piedi del condannato!».

Parole su cui riflettere ... C'è ancora tempo per imboccare la strada giusta, lasciare il comodo sedile della nostra auto e inerpicarci, con zaino in spalla verso una Pasqua più vera ...
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