giovedì 18 novembre 2010

23 novembre 1980 - 23 novembre 2010 ... per non dimenticare

la facciata della Basilica di San Michele e l'orologio fermo alle 19.34 (foto da pianoincipit.it)

All'Oratorio di San Nicola si giocava a boccette nella sala, c'era il caos di sempre, con Don Alfredo e Don Antonino ... e il movimento insolito delle boccette non era quello di un "colpo da maestro" .. ci precipitammo fuori al campetto ... minuti interminabili ...

Anche Piano di Sorrento pagò il suo tributo di vittime quella sera orribile del 23 novembre 1980, quando un terremoto di magnitudo  6,9 con epicentro tra i comuni di Teora, Castelnuovo di Conza, e Conza della Campania,colpì la Campania centrale e la Basilicata. Causò circa 280.000 sfollati, 8.848 feriti e 2.914 morti.
11 vittime sul territorio di Piano di Sorrento, ecco i loro nomi:

Matteo Conte, 33 anni di Sant'Agnello
Pietro Venanzio, 55 anni di Sorrento
Lucia Cappiello, 83 anni di Piano di Sorrento
Maria Carotenuto, 18 anni di Piano di Sorrento
Dora Carotenuto, 16 anni di Piano di Sorrento
Angela Carotenuto, 38 anni di Piano di Sorrento
Carolina Quinto, 78 anni di Piano di Sorrento
Andrea del Vecchio, 47 anni di Piazzola di Nola
Antonella Terranova, 39 anni di Piano di Sorrento
Maria Concetta Terranova, 42 anni di Piano di Sorrento
Antonino Martorelli, 12 anni di Piano di Sorrento

Tutti le morti registrate nel nostro comune sono avvenute lungo la fascia costiera dove si registrarono i danni maggiori e sono da riferirsi al crollo di 3 edifici: Villa Fondi e gli edifici situati in Via Cassano e Via Ripa di Cassano.

Noi sopravvissuti, noi che da quell'istante del lontano 23 novembre 1980 alle ore 19,34 ci sentiamo caricati di un compito - RICORDARE.
La Città di Piano di Sorrento, le Confraternite del Piano, il gruppo Scout AGESCI di Piano di Sorrento, la Pro Loco cominceranno questo viaggio nel ricordo domenica 21 novembre dove nelle tre chiese parrocchiali (Piano, Mortora e Trinità) e in Piazza Cota saranno distribuiti ai cittadini ai carottesi gratuitamente dei lumini (distribuzione a cura delle confraternite e degli scout), lumini che dovranno essere portati nelle case ed utilizzati la sera dle 23 novembre.
Martedì alle ore 19,34, ora del sisma, tutte le luci delle case e dei negozi di Piano dovranno spegnersi per 15 minuti ed ogni famiglia porrà sul davanzale il lumino acceso a testimoniare con questo semplice gesto di essere con noi nel ricordo, di non aver dimenticato, di sentirsi parte della comunità carottese che, come una famiglia, quella sera si stringerà nel ricordo di chi non c'è più. 
L'Oratorio di San Nicola e il Sodalizio dei Luigini distribuirà una primissima parte dei lumini già sabato 20 novembre, alle famiglie dei ragazzi impegnati  a calcetto.

Un impegno quello di ricordare una pagina drammatica di storia italiana, della storia di questa città  ... una pagina incancellabile nelle nostre menti, nei nostri cuori ...
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domenica 14 novembre 2010

Santa Cecilia, è vera festa con Don Antonino!

Festa di Santa Cecilia

Lunedì 22 novembre, ore 18.00

Solenne celebrazione Eucaristica
presieduta da 
Don Antonino Guarracino

presso la Cappella della Casa di riposo San Michele
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venerdì 12 novembre 2010

"Luce che una strada sola insegni" ... seconda edizione del Natale all'Oratorio di San Nicola

Febbrile lavoro dello staff dell'Oratorio di San Nicola per mettere a punto gli ultimi dettagli del programma del Natale 2010.


La presentazione ufficiale avverrà alla vigilia della Festività di Santa Cecilia, che segna il via cronologico al periodo più bello dell'anno, che l'Oratorio si appresta a vivere.


Come lo scorso anno, l'insieme delle iniziative avrà come titolo un verso di una bellissima canzone di Mango: "Luce che una strada sola insegni ..."


Arte, musica, religiosità e tanto divertimento: queste le parole magiche che a partire dalla sera del 6 dicembre p.v. festività di San Nicola prenderanno il via!  Share/Bookmark

Santa Cecilia, la santa della musica ...

La festa di santa Cecilia, vergine e martire, è la più popolare fra le feste che si succedono al declinare dell'anno liturgico. Cecilia appartenne ad una delle più illustri famiglie di Roma e nel secolo III fu una delle più grandi benefattrici della Chiesa, per la sua generosità e per il dono che alla Chiesa fece del suo palazzo in Trastevere. Meritò certamente per questo di essere sepolta con onore nel cimitero di san Callisto presso la cripta destinata alla sepoltura dei Papi. Ma ciò che maggiormente contribuì a farla amare dappertutto è il fatto che sul suo ricordo è nato un grazioso racconto, che ha ispirato pittori, musici, poeti e la stessa 

Liturgia.

Cecilia sarebbe stata costretta a sposare un giovane pagano: Valeriano. Durante il festino nuziale, rallegrata dalle melodie della musica, Cecilia nel suo cuore si univa agli Angeli per cantare le lodi di Dio, al quale si era consacrata. Condannata ad essere bruciata nelle terme del suo palazzo, il fuoco non la toccò e, inviato un carnefice, perché le troncasse la testa, tentò tre volte, facendole tre gravi ferite al collo, ma la lasciò ancora semiviva e l'agonia durò quattro giorni. Fu deposta nella tomba vestita della veste di broccato d'oro, che indossava nel giorno del martirio, il suo palazzo fu trasformato in basilica.

Il culto.

I fedeli non dimenticarono la giovane martire e sappiamo che già nel secolo V essi solevano raccogliersi al titolo di santa Cecilia. Nel secolo VI Cecilia era forse la santa più venerata di Roma e nel secolo nono Papa Pasquale restaurò la sua chiesa. Spiacente di non possedere reliquie della santa, il Papa vide una notte in sogno una giovane bellissima, che gli disse essere il suo corpo molto vicino alla chiesa restaurata. Fatti degli scavi si ritrovò il corpo vestito di broccato e fu collocato in un sarcofago di marmo sotto l'altare della chiesa.

Nel 1559 il cardinale Sfondrati, modificando l'altare, ritrovò il sarcofago e lo fece aprire. I presenti videro un corpo coperto di un leggero velo, che ne lasciava intravvedere le forme e sul quale scintillavano i resti della veste di broccato. Emozione e gioia a Roma furono immense, ma non si osò, per un senso di rispetto, sollevare il velo per rendersi conto delle condizioni della salma venerata. Lo scultore Maderno riprodusse nel marmo, idealizzandola, la positura della santa che evoca l'idea della verginità e del martirio. Da quella data, come canta un inno, " il corpo riposa sotto il marmo silenzioso, mentre in cielo, sul suo trono, l'anima di Cecilia canta la sua gioia e accoglie con benevolenza i nostri voti".

E i nostri voti la Chiesa rivolge a santa Cecilia, ricordando il suo nome ogni giorno nel Canone della Messa e cantandolo nelle Litanie dei Santi, in occasione delle suppliche solenni. I musici di ogni regione del mondo la venerano quale patrona, la Francia innalzò in Albi una luminosa cattedrale e nel 1866, Dom Guéranger pose sotto la protezione della santa, modello di verginità cristiana e di puro amore, il primo convento dei Benedettini della Congregazione di san Pietro di Solesmes.

Gli insegnamenti della santa.

La scarsità di notizie storiche non deve sminuire l'amore che dobbiamo serbare per i santi ai quali la Chiesa ha sempre reso un culto, ottenendo costante protezione e grazie importanti nel corso della storia.

"La Chiesa onora in santa Cecilia, diceva Dom Guéranger, tre caratteristiche, che, riunite insieme, la distinguono nella meravigliosa coorte dei santi in cielo e ne fa derivare grazie ed esempi. Le caratteristiche sono la verginità, lo zelo apostolico e il sovrumano coraggio con il quale sfidò la morte e i supplizi e di qui il triplice insegnamento che ci dà questa sola storia cristiana".

La verginità.

"Nel nostro tempo, ciecamente asservito al culto della sensualità, occorre resistere con le forti lezioni della nostra fede al travolgimento cui a stento riescono a sottrarsi i figli della promessa. Dopo la caduta dell'impero romano si videro forse costumi, famiglia e società correre pericolo così grave?

Letteratura, arti, lusso, già da tempo presentano il godimento fisico come unico scopo dell'uomo e ormai nella società troviamo molti che vivono col solo intento di soddisfare i sensi. Sventurato il giorno in cui la società, per essere salvata, crederà di poter contare sulle energie dei suoi membri! L'impero romano fece l'esperienza, tentò più volte di respingere l'invasione, ma per l'infrollimento dei suoi figli, ricadde su se stesso e non si sollevò più.

Soprattutto è minacciata la famiglia. È tempo che essa pensi alla sua difesa contro il riconoscimento legale e l'incoraggiamento del divorzio, e si difenderà in un modo solo: riformando se stessa, rigenerandosi con la legge di Dio e ritornando dignitosa e cristiana. Torni in onore il matrimonio con le sue caste esigenze, cessi di essere un gioco o una speculazione, paternità e maternità siano serio dovere e non calcolo e, con la famiglia, riprenderanno dignità e vigore la città e lo Stato.

Però, se gli uomini non sapranno apprezzare l'elemento superiore, senza del quale la natura umana è soltanto rovina, cioè la continenza, il matrimonio non potrà di nuovo nobilitarsi. Non tutti sono tenuti ad abbracciarlo nella sua nozione assoluta, ma tutti devono onorarlo, se non vogliono trovarsi in balia del senso mostruoso come dice l'Apostolo (Rm 1,28). La continenza rivela all'uomo il segreto della sua dignità, che tempra l'anima a tutte le rinunce, che risana il cuore ed eleva tutto il suo essere. La continenza è il culmine della bellezza morale dell'individuo e, nello stesso tempo, la grande forza della società umana. Il mondo antico, avendone soffocato il sentimento, andò in dissoluzione e solo il Figlio della Vergine, comparso sulla terra, rinnovando e affermando questo principio salvatore, diede all'umanità nuove energie.

I figli della Chiesa, degni di questo nome, gustano questa dottrina e non ne restano stupiti, perché le parole del Salvatore e degli Apostoli loro hanno rivelato, e la storia della fede che professano in ogni sua pagina presenta loro in atto, la feconda virtù della continenza. che tutti gli stati della vita cristiana devono professare, ciascuno nella sua misura. Per essi santa Cecilia è solo un esempio di più, ma così fulgido da meritare la venerazione di tutti i tempi nella storia del cristianesimo. Quanta virtù ha ispirato Cecilia, quanto coraggio ha saputo infondere e quante debolezze ha prevenute o riparate! Tanta potenza di moralizzazione pose Dio nei suoi santi che influisce non solo attraverso la diretta imitazione delle loro virtù, ma ancora per le induzioni che ciascun fedele può trarne per il suo caso particolare".

Lo zelo apostolico.

"Il secondo carattere che si deve studiare nella vita di santa Cecilia è l'ardore dello zelo del quale resta ammirabile esempio e anche sotto questo aspetto possiamo raccogliere utili insegnamenti. Caratteristica dell'epoca nostra è l'insensibilità al male del quale non ci sentiamo personalmente responsabili, i cui risultati non ci toccano. Si è daccordo che tutto precipita, si nota il totale sfacelo e non si pensa neppure a tendere la mano al vicino, per strapparlo al naufragio. Dove saremmo, se il cuore dei primi cristiani fosse stato gelido come il nostro e non fosse stato conquiso dall'immensa pietà e dall'inesauribile amore, che loro vietò di non avere più speranza per il mondo in cui Dio li aveva collocati, perché fossero sale della terra? (Mt 5,13). Tutti allora sentivano la responsabilità del dono ricevuto. Liberi o schiavi, persone note o sconosciute, tutti erano oggetto di una dedizione senza limiti da parte di questi cuori pieni della carità di Cristo. Leggendo gli Atti degli Apostoli e le Epistole si vedrà con quale pienezza si sviluppava l'apostolato dei primi tempi e come l'ardore dello zelo durasse a lungo senza affievolirsi, tanto che i pagani dicevano: "Vedete come si amano!". Come avrebbero potuto non amarsi, se in ordine alla fede si sentivano figli gli uni degli altri?

Quanta tenerezza materna provava Cecilia per i fratelli, per il fatto di essere cristiana! Il nome di Cecilia, e con il suo molti altri, ci testimoniano che il cristianesimo conquistò il mondo, strappandolo al giogo della depravazione pagana, con questi atti di devozione agli altri che, compiuti in mille luoghi nello stesso tempo, produssero un completo rinnovamento. Imitiamo almeno in parte questi esempi cui tutto dobbiamo e vediamo di sciupare meno tempo ed eloquenza a gemere su mali già troppo noti. È meglio che ciascuno si metta all'opera e conquisti uno almeno dei suoi fratelli e il numero dei fedeli avrà già superato quello degli increduli. Lo zelo non è morto, lo sappiamo, opera anzi in molti e dà gioia e conforto alla Chiesa con i suoi frutti; ma perché deve dormire cosi profondamente in tanti cuori che Dio per lo zelo aveva preparati?".

Il coraggio.

"Basterebbe davvero a caratterizzare l'epoca il generale torpore causato dalla mollezza dei costumi; conviene aggiungere ancora un altro sentimento, che ha la stessa sorgente e basterebbe, se dovesse durare a lungo, a rendere incurabile il decadimento di una nazione. Tale sentimento è la paura che ormai si è estesa a tutti. Paura di perdere i propri beni o i propri posti, paura di rinunciare al proprio lusso o alle proprie comodità, paura infine di perdere la vita! Non occorre dire che nulla snerva di più e maggiormente danneggia il mondo di questa umiliante preoccupazione, ma soprattutto occorre dire che non è affatto cristiana. Dimentichiamo di essere soltanto pellegrini sulla terra e abbiamo spenta nel cuore la speranza dei beni futuri! Cecilia ci insegna a disfarci della paura. Quando Cecilia era viva, la vita era meno sicura di oggi e a ragione si poteva avere paura e tuttavia si era tranquilli e spesso i potenti tremavano davanti alle loro vittime.

Solo Dio sa ciò che ci attende; ma se la paura non è sostituita da un sentimento più degno dell'uomo e del cristiano, la crisi politica divorerà presto la vita dei singoli e perciò, qualsiasi cosa avvenga, è giunta l'ora di ricominciare la nostra storia. Non sarà vano l'insegnamento, se arriveremo a comprendere che con la paura i primi cristiani ci avrebbero traditi, perché la parola di vita non sarebbe giunta fino a noi, con la paura a nostra volta tradiremmo le future generazioni, che da noi attendono di ricevere il deposito ricevuto dai nostri padri" (Dom Guéranger, u. s.).

Lode allo sposo delle vergini.

"Quale nobile falange ti segue, o Signore, Sposo delle vergini! Le anime di elezione sono tua conquista e dalle loro pure labbra sale a te la lode squisita dei loro cuori ferventi. Non è possibile contarle attraverso i secoli, perché ogni generazione ne accresce il numero, da quelle che consacrano, per amore a te, la loro vita ai poveri, ai malati, ai lebbrosi, e a tutte le miserie morali, a quelle che, per amore tuo, rinunciano alle gioie della famiglia e si consacrano alle scuole cristiane, alle istituzioni benefiche o si mortificano nei chiostri.

Ecco, prime, le vergini particolarmente benemerite, perché sigillarono col sangue il loro amore sui roghi o nelle arene: Blandina, Barbara, Agata, Lucia, Agnese... e Cecilia, che in nome di tutte fece omaggio della loro fortezza e consacrò la gloria della loro virtù, a te, o Gesù, seminator casti consilii (Prima Antifona del secondo Notturno della festa), divino seminatore di casti propositi, che solo, mieti simili spighe, che solo, leghi tali manipoli!".

Preghiera alla patrona dei musici.

"Una similitudine frequente nei Padri della Chiesa fa dell'anima nostra una sinfonia, un'orchestra, Symphonialis anima. Appena la grazia l'afferra, come il soffio che sotto le dita dell'artista fa vibrare l'organo, si commuove e vibra all'unisono coi pensieri e sentimenti del Salvatore. Ecco il magnifico concerto delle anime pure, che Dio può ascoltare con compiacenza, senza che lo turbi la stonatura delle note false del peccato, né la cacofonia urtante delle bestemmie e dei tradimenti!

Degnati, o Cecilia, ricambiare il nostro omaggio, ottenendoci la costante armonia della nostra volontà con le nostre aspirazioni alla virtù e le nostre possibilità di fare il bene! Degnati convincerci che lo stato di grazia, vita normale del cristiano, non è sola astensione dal male, né avara e fredda osservanza dei comandamenti, ma un'attività piena di gioia e di entusiasmo, che sa dare alla carità e allo zelo tutte le possibilità" (Card. Grente, Oeuvres Oratoires, VIII, p. 17-20).

Preghiera per la Chiesa.

"Aggiungiamo ancora una preghiera per la santa Chiesa di cui fosti umile figlia, prima di esserne speranza e sostegno. Nella notte fitta del secolo presente, lo Sposo tarda ad apparire e nel solenne e misterioso silenzio permette alla vergine di abbandonarsi al sonno fino a quando si farà sentire l'annuncio del suo arrivo (Mt 25,5). Onoriamo il tuo riposo sulla porpora della tua vittoria, o Cecilia!

Sappiamo che non ci dimentichi, perché nel Cantico, lo Sposo dice: Dormo, ma il mio cuore vigila (Ct 5,2).

È vicina l'ora in cui lo Sposo apparirà, chiamando tutti i suoi sotto l'insegna della sua Croce e presto risuonerà il grido: Ecco lo Sposo, uscitegli incontro! (Mt 25,6). Dirai allora, o Cecilia, ai cristiani, come al fedele drappello, che, nell'opera della lotta si è stretto attorno a te: Soldati di Cristo, rigettate le opere delle tenebre, vestite le armi della luce (Atti di santa Cecilia).

La Chiesa, che pronunzia tutti i giorni il tuo nome con amore e con fede durante i santi Misteri, attende con certezza il tuo soccorso, o Cecilia! Sa che l'aiuto non le mancherà. Tu prepara la sua vittoria, elevando i cuori cristiani verso le sole realtà troppo spesso dimenticate. Quando gli uomini ripenseranno alla eternità del nostro destino, sarà assicurata salvezza e pace ai popoli. Sii sempre, o Cecilia, le delizie dello Sposo! Saziati dell'armonia suprema di cui è sorgente. Veglierai su di noi dalla gloria del cielo e, quando giungerà la nostra ultima ora, assistici, te ne supplichiamo, per i meriti del tuo eroico martirio, assistici sul letto di morte, ricevi l'anima nostra nelle tue braccia, portala al soggiorno immortale, dove ci sarà dato comprendere, vedendo la felicità che ti circonda, il prezzo della verginità, dell'apostolato e del martirio" (Dom Guéranger, Histoire de sainte Cécile, 1849, Conclusione).

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martedì 26 ottobre 2010

VENERDI SERA
ORE 19.30
SOLENNE CELEBRAZIONE EUCARISTICA NEL 135° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DEL SODALIZIO DEI LUIGINI

PRESIEDUTA DA DON LUIGI MANGANARO
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domenica 3 ottobre 2010

DIECI ANNI DEL PRESEPIO DEI RAGAZZI DI SAN NICOLA - SI RICOMINCIA!!!

Partite le attività settimanali dell'Oratorio, c'è tempo per dare il via all'avventura del presepio dei ragazzi di S.Nicola 2010 (qui a lato via Cermenna riprodotta nel presepio 2009).
e non sarà un presepio qualunque ...
Quest'anno un gruppo di giovani e non solo (un mix davvero esplosivo, ed è bello, credetemi, che da quest'anno entrano a far parte del team alcuni giovanissimi!!!) sono pronti a festeggiare, nell'allestimento del presepio, il DECIMO ANNIVERSARIO di questa bella, intensa e lungimirante iniziativa.
Il presepio a S.Nicola è sicuramente tradizione antichissima, ma da dieci anni, con sempre nuovo entusiasmo e passione un gruppo di giovani si è riunito sotto la guida dell'allora Priore Vincenzo Russo (che resta il punto di riferimento "tecnico") per dar vita ad una avventura che con sempre nuovi amici, nuovi materiali, nuove tecniche si è arricchita e giunge a festeggiare un decennio ...
Come???
Tante le sorprese e .... d'accordo, cosa proporremo quest'anno, quale scorcio della nostra bella Piano sarà rappresentato????
Dal Castello Colonna, Zona Colli di S.Pietro, scendiamo a valle ... ma non troppo ... 
oh, basta ... non fateci dire altro ... ma resterete sbalorditi ...
come sempre!!!!!!!!!!!
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venerdì 24 settembre 2010

"Presto Michele, l'angelo di pace, Scenda da l'alto sopra i lari nostri": l'"amore" di Don Eduardo per l'Arcangelo Michele

Don Eduardo Mastellone (al centro) tra i ragazzi dell'Oratorio di San Nicola

Piano si prepara alla festa, la festa del Santo Patrono San Michele Arcangelo. In questi giorni di novena, siamo soliti intonare due bellissimi inni. Il paroliere di queste intense preghiere è il nostro amato ed indimenticato Don Eduardo Mastellone. La passione e la devozione per l'Arcangelo Michele, lo spinse, negli anni in cui si divideva tra la cura delle anime della nostra parrocchia e quella delle anime "più piccine" nel suo amato Oratorio, a scrivere queste preghiere.
Riporto di seguito parte di questo "amore" così come raccontato da Don Alfredo Ammendola nella biografia di Don Eduardo "un pescatore di anime", opera pubblicata postuma lo scorso aprile, per opera dell'amministrazione del sodalizio dei Luigini.

Una devozione egualmente profonda Don Eduardo nutrì verso l'Arcangelo S. Michele, protettore celeste di Piano di Sorrento. Come non amare Colui che per primo aveva difeso i diritti di Dio contro Satana, e che aveva adorato in spirito il Verbo Incarnato? 
Anzi, Don Eduardo sentiva nel suo cuore tutti i motivi potenti, per venerare fervorosamente il grande ed invitto Arcangelo giacché lo scopo della sua vita e del suo ministero sacerdotale erano una continua difesa dei diritti di Dio contro Satana, ed una fervida adorazione di Gesù Cristo Verbo incarnato. In S. Michele confidava come nel sostegno mirabile dato da Dio agli uomini contro tutti gli spiriti dell'abisso, e su questo motivo aveva coniato una bella giaculatoria, che tutt’ora il nostro popolo ripete nella quale si ammira la fusione perfetta tra il devoto ed il poeta: "Santo Arcangelo Michele - tu difendi l'alma mia - e nell'ora dell'agonia - la conserva a Dio fedele".
Il cinquantesimo di Messa di Mons. Maresca, Parroco di Piano e grande devoto di S. Michele, gli diede l'opportunità di dare un altro saggio della sua devozione al Principe degli Angeli e di manifestare la fresca e cristallina vena poetica. Il saggio fu costituito dalla splendida traduzione in versi italiani degli inni dell’ufficio di San Michele; inni che furono musicati dal P. Mariano Iaccarino e che si cantano in Chiesa durante la festa del Protettore.

la statua di s. Michele Arcangelo che si venera presso l'omonima Basilica


Inno "Te Splendor"


Gloria e virtù de l'almo Genitore,
Gesù, vita de l'anime
Tra gli angeli, ministri
Del tuo volere, a Te, rendiamo onore.


Di mille e mille capitan le schiere,
Serrate, per Te pugnano:
Ma, vincitor, la croce
Inalbera Michele, invitto alfiere.


Egli del drago infrange la cervice,
Cacciandolo nel tartaro:
Ei fulmina dal cielo
Col capo la ribelle orda infelice.


De la superbia contro il triste duce
Seguiam l'invitto Principe:
Dal trono de l'Agnello
Di gloria a coronarci ei ne conduce.


Sia gloria al Padre Dio, çhe a salute,
Pel ministero angelico,
Guida del Figlio i nati,
Che il Santo Spirito segna in sua virtute.


Inno "Christe Sanctorum"


Cristo, che gloria agli angeli concedi,
Padre de l'uomo e Redentore amato,
Per te ragiungere possiamo le sedi
Del ciel beato.


Presto Michele, l'angelo di pace,
Scenda da l'alto sopra i lari nostri,
Nel cupo abisso a ricacciar, pugnace,
Di guerra i mostri.


L'angelo forte, Gabriele, il rio
Nemico sperda, e visiti gli eretti
Templi, che, sempre saran grati a Dio,
Da lui prottetti.


Raffael venga, medico pietoso,
Venga dal cielo a rilevare i lassi;
Dei vacillanti nel cammin dubbioso
Conforti i passi.


Di luce e pace l'inc1ita Regina,
Tutti gli angelici cori gloriosi,
Volgano a noi, con la magion divina,
Sguardi pietosi.


Tanto ci appresti la Deità beata,
Il Padre e il Figlio e l'ugualmente Santo
Spirito, cui da per tutto è data
Gloria col canto. Share/Bookmark